Se mandi una newsletter, molto probabilmente dentro c'è un tracking pixel email: un'immagine invisibile che dice a chi spedisce se l'hai aperta. Dal 29 ottobre 2026 le linee guida del Garante privacy vanno rispettate, e usare quel pixel per sapere chi apre richiede di norma il consenso (newsletter del Garante n. 553). Per il negozio, il bar o la parrucchiera che mandano offerte con una piattaforma vuol dire una cosa concreta: il tracciamento delle aperture spesso è già acceso (in Mailchimp lo è in automatico, scrive la sua pagina d'aiuto), e va coperto con il consenso oppure spento.

Aggiornato al 7 novembre 2026, con le linee guida del Garante (provvedimento n. 284 del 17 aprile 2026) da applicare dal 29 ottobre e le pagine d'aiuto delle piattaforme lette a novembre.

In pratica, seguendo il vademecum del Garante: guarda nella tua piattaforma se le aperture vengono tracciate, aggiungi l'informativa e in ogni email un link per rinunciare al tracciamento, avvisa chi è già iscritto con la prossima email. I casi di confine li decidi con il tuo consulente privacy: qui trovi le regole, non un parere legale.

Cos'è un tracking pixel email (e perché non è il pixel di Meta)

È un'immagine minuscola, spesso trasparente, che sta su un server e non dentro l'email, come descrivono le linee guida. Quando apri il messaggio, il programma di posta la scarica come le altre immagini, e quella richiesta dice al mittente che l'hai aperto.

Con il pixel chi spedisce può sapere l'indirizzo IP, il dispositivo, quanto tempo hai tenuto aperta l'email e quante volte l'hai aperta; può rilevare anche se l'hai cancellata, inoltrata o archiviata. Il testo dell'email invece non lo legge. E se leggi la posta in solo testo, scrive il Garante nel suo vademecum, il pixel «come le altre immagini, non viene scaricato».

Non confonderlo con il pixel di Meta che si usa per il remarketing: quello sta sul sito e riconosce chi lo visita, questo viaggia dentro le email. Anche gli strumenti che registrano le visite al sito, come Microsoft Clarity, sono un'altra cosa ancora, con le loro regole su cookie e consenso.

Cosa dicono le linee guida del Garante e qual è la scadenza

Il testo è il provvedimento n. 284 del 17 aprile 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29 aprile 2026. Dava sei mesi dalla Gazzetta per adeguarsi, senza scrivere una data. La data l'ha messa nero su bianco il Garante nella newsletter dell'8 ottobre: «Entro il 29 ottobre 2026 aziende, piattaforme e newsletter dovranno adeguare informative, consensi» e sistemi di revoca.

Il punto di partenza è severo: l'uso dei pixel è «in linea generale, vietato salvo che ricorra una delle condizioni» previste, cioè il consenso o una delle eccezioni (vademecum del Garante). La norma di riferimento, scrivono le linee guida, è l'articolo 122 del Codice privacy, letto insieme al GDPR. Riguarda chi manda, ma anche le piattaforme di invio e chi fornisce la tecnologia del pixel.

Ci saranno controlli. Con la deliberazione n. 545 del 23 luglio 2026 il Garante ha previsto almeno 35 accertamenti da agosto a dicembre 2026, anche con la Guardia di Finanza, e fra i temi c'è la verifica delle linee guida sui tracking pixel. Le linee guida non indicano importi di multa. Tutti i documenti sono raccolti nella pagina del Garante sui tracking pixel.

Quando serve il consenso e quando no

Conta cosa ci fai con l'informazione. Se guardi la singola persona per scopi promozionali serve il consenso; se conti in totale, no. Ecco i casi elencati nel vademecum del Garante:

Cosa fai con il pixelServe il consenso?
Guardi chi ha aperto per mandargli un'offerta diversa o un secondo invioSì
Cambi quante email mandi a una persona in base a quanto apre, o ne costruisci un profiloSì
Conti le aperture totali di una campagna, con «pixel uguali per tutti i destinatari della stessa campagna», anche per la consegna e contro lo spamDi norma no
Usi il pixel solo dove è strettamente necessario per la sicurezza, per esempio per l'accesso a un accountDi norma no
Mandi comunicazioni che sei tenuto a inviare e di cui conta sapere che sono state lette: modifiche al contratto, problemi di sicurezza, frodi, scadenzeDi norma no

L'informativa invece serve sempre: senza, i pixel non si possono usare (linee guida). E chi decide se un'email rientra in un'eccezione sei tu, come titolare, e ne rispondi tu (vademecum). Per questo sui casi di confine, come le email di benvenuto o le conferme automatiche, la scelta va fatta con il consulente privacy.

Un esempio inventato: un negozio di abbigliamento di Catania manda con Mailchimp la newsletter dei saldi e, tre giorni dopo, un secondo invio solo a chi non l'ha aperta. È il caso tipico in cui il Garante chiede il consenso. L'alternativa è rimandare a tutti senza guardare chi ha aperto.

Cosa fare adesso: 5 passi per la tua newsletter

Passo 1: fai l'elenco di quello che mandi. Newsletter, automazioni come il benvenuto o gli auguri, conferme d'ordine o di appuntamento: il vademecum le considera tutte. Accanto a ognuna scrivi da quale piattaforma parte e se traccia le aperture.

Passo 2: scegli la strada. O chiedi il consenso e continui a vedere chi apre, o resti sui totali, o spegni il tracciamento. Per una piccola attività che manda una newsletter al mese, spesso i totali bastano per capire se un oggetto ha funzionato.

Passo 3: sistema il modulo d'iscrizione. Il Garante ammette un'informativa su più livelli: una riga breve nel modulo con il link a quella completa. Per le email promozionali il consenso ai pixel «può, in linea di principio, essere ricompreso» in quello al marketing, se la domanda è chiara e senza forzature (vademecum). Quindi non serve per forza una seconda casella: serve che poi la persona possa rinunciare anche solo al tracciamento. Il modulo resta corto, come in una landing page che converte.

Passo 4: avvisa chi è già iscritto. Gli mandi l'informativa «con il primo messaggio utile». Da lì in poi la persona deve poter cambiare idea con facilità, e il Garante suggerisce in ogni email «un link o un'icona facilmente riconoscibile» per gestire le scelte: smettere di ricevere, oppure continuare a ricevere senza pixel. Il rifiuto non deve togliere niente del servizio, e le scelte vanno registrate (vademecum).

Passo 5: aggiorna l'informativa del sito. Puoi partire dal nostro generatore di privacy policy, che ha le voci per l'iscrizione alla newsletter e per il servizio di email marketing. Una voce sui pixel nelle email non ce l'ha: quella parte la aggiungi a mano e la fai rivedere al consulente.

Dove si spegne il tracciamento delle aperture in Mailchimp, MailerLite e GetResponse

Ecco i passaggi come li scrivono le pagine d'aiuto ufficiali.

Mailchimp. Il tracciamento delle aperture è acceso in automatico, tranne nelle email solo testo. Per spegnerlo in una campagna: nell'Email builder vai alla sezione «Settings & Tracking», clicca «Edit», togli la spunta a «Track opens» e salva con «Save». La pagina d'aiuto spiega la singola campagna e non dice come fare per le automazioni, quindi controllale una per una (verificato a novembre 2026).

MailerLite. Per una campagna: Campaigns, Create campaign, e nel passaggio «Campaign details» spegni «Opens tracking». Un'automazione attiva va prima messa in pausa, perché quelle attive non si modificano; poi nell'editor selezioni l'email e nella barra laterale togli «Opens tracking». Esiste anche un'impostazione generale nelle «Default settings», per cui la pagina d'aiuto rimanda a un altro articolo (verificato a novembre 2026).

Mettiamo una parrucchiera di Lecce, esempio inventato, con MailerLite: nella newsletter delle offerte spegne «Opens tracking» oppure chiede il consenso. La conferma automatica dell'appuntamento la valuta a parte con il consulente.

GetResponse. In Profilo, Gestisci account, Consenso al tracciamento delle aperture, scegli «Traccia le aperture solo con il consenso», che vale per tutte le liste. Per i contatti con stato «Sconosciuto» decidi se «Tracciare in modo anonimo», «Non tracciare le aperture» o continuare a tracciarli uno per uno. Nei singoli messaggi, comprese automazioni e autoresponder, si spegne l'opzione «Aperture». Attenzione: la casella del consenso non viene aggiunta da sola ai moduli, la metti tu (pagina d'aiuto di GetResponse, verificato a novembre 2026). La stessa pagina indica come scadenza il 28 ottobre: il Garante scrive 29.

Usi un'altra piattaforma? Cerca «open tracking» o «tracciamento aperture» nelle sue pagine d'aiuto, e fidati di quelle più che dei percorsi copiati da articoli vecchi.

Cosa cambia nei numeri della newsletter

Senza consenso perdi il dettaglio, non tutto: puoi ancora contare le aperture totali di una campagna, con un pixel uguale per tutti (vademecum). In GetResponse, per esempio, le aperture anonime entrano solo nel totale, e se un contatto rifiuta la piattaforma smette di tracciarlo e toglie le aperture già registrate (GetResponse, verificato a novembre 2026).

Il tasso di apertura diventa un numero da leggere con prudenza: guarda anche le risposte, chi passa in negozio con l'offerta, cosa vendi nei giorni dopo l'invio. Le altre metriche le trovi nella guida per scrivere email di marketing. Queste regole riguardano i pixel: per il tracciamento dei clic sui link chiedi al consulente.

SMS promozionali: la multa che dice cosa scrivere in ogni messaggio

Lo stesso giorno della scadenza, il 29 ottobre, il Garante ha raccontato nella newsletter n. 555 un caso che non riguarda i pixel ma tocca chi manda promozioni. Un'azienda di abbigliamento ha preso una multa di 5.000 euro (provvedimento n. 644 del 23 settembre 2026): un cliente aveva chiesto di essere cancellato scrivendo all'indirizzo email normale del sito, aveva ricevuto solo una risposta automatica e ha continuato a ricevere SMS promozionali.

  • In ogni SMS promozionale, un modo per dire basta. Gli SMS dell'azienda non indicavano alcun canale; il Garante fa come esempi un link al sito, un'email dedicata o la risposta «STOP» (provvedimento n. 644).
  • Una richiesta chiara va gestita anche se arriva a un'altra casella. Avere un indirizzo dedicato «non esonera le aziende dall'obbligo di riconoscere e gestire le richieste» che arrivano agli altri indirizzi pubblicati dall'azienda (newsletter n. 555).

Esempio inventato: un bar di Bologna che manda SMS per l'aperitivo del venerdì aggiunge in fondo «Rispondi STOP per non riceverne più», come suggerisce il Garante. E se qualcuno scrive a info@ per farsi togliere, lo toglie e basta.

Domande frequenti sul tracking pixel nelle email

Cosa sono i tracking pixel?

Sono immagini minuscole e di solito invisibili, ospitate su un server, che si caricano quando apri un'email. Dicono a chi l'ha mandata che l'hai aperta e possono rivelare indirizzo IP, dispositivo, tempo di lettura e numero di aperture. Non leggono il testo del messaggio, e se leggi la posta in solo testo non vengono scaricati.

Qual è la scadenza delle linee guida sui tracking pixel?

Il 29 ottobre 2026: è la data scritta dal Garante privacy, sei mesi dopo la pubblicazione delle linee guida nella Gazzetta Ufficiale del 29 aprile 2026. Il piano di controlli del Garante da agosto a dicembre 2026 comprende anche la verifica di queste regole.

Serve il consenso per il tracking pixel nella newsletter?

Di norma sì, se usi il pixel per sapere chi apre e cambiare le email o la frequenza in base a quello. Di norma non serve per contare le aperture totali con un pixel uguale per tutti, per la sicurezza e per le comunicazioni che sei tenuto a mandare. L'informativa serve sempre. Se un caso rientri in un'eccezione lo decide il titolare, meglio con un consulente privacy.

Come si disattiva il tracking pixel?

Chi manda le email lo spegne nella sua piattaforma: per esempio con «Track opens» in Mailchimp e «Opens tracking» in MailerLite (verificato a novembre 2026). Chi riceve può usare il modo per rinunciare al tracciamento che chi manda deve offrire (il Garante fa l'esempio di un link o di un'icona in ogni email), oppure leggere la posta in solo testo, così il pixel non si scarica.

Tracking pixel: cosa devo fare se ho una newsletter?

Controlla se la tua piattaforma traccia le aperture, scegli se chiedere il consenso o restare sui totali, aggiungi una riga di informativa nel modulo d'iscrizione e in ogni email un link per rinunciare al tracciamento. Chi è già iscritto va informato con il primo messaggio utile, e le scelte vanno registrate. Per i casi dubbi serve un consulente privacy.

Perché mi arrivano email che parlano di tracking pixel?

Perché chi usa i pixel deve informare anche le persone già iscritte, di solito con il primo messaggio utile. Chi le manda deve darti un modo semplice per scegliere se smettere di ricevere le sue email o continuare a riceverle senza tracciamento. Se ti chiede il consenso al pixel puoi anche non darlo: il rifiuto non deve limitare il servizio.

Cosa fare oggi

Apri la piattaforma che usi, entra nella prossima campagna in programma e guarda se il tracciamento delle aperture è acceso. Poi scegli una delle strade del passo 2 e scrivila, così il consulente privacy parte da lì. Se la newsletter la scrivi con l'IA, nella guida per scrivere contenuti con l'IA senza testi generici c'è anche una parte sulle email.

Se ti blocchi, scrivimi.